Archivi categoria: Processo civile di cognizione

Spese di lite: applicabili le vecchie tariffe forensi per la liquidazione di attività processuali concluse prima dell’entrata in vigore del d.m. 140/2012.

La terza sezione della Cassazione ha stabilito (con la sentenza n. 23318 del 18 dicembre 2012) che quando il giudice debba procedere alla liquidazione delle spese “ora per allora” – in riferimento ad un’attività processuale conclusa nella vigenza del d.m. n. 127 del 2004 e prima dell’entrata in vigore del d.m. n. 140 del 2012 – la liquidazione va compiuta alla luce delle vecchie tariffe, senza che sia possibile applicare i nuovi parametri (principio enunciato in un caso di cassazione con decisione nel merito).

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Ammissibile il rilievo d’ufficio della nullità contrattuale nel corso di un giudizio di risoluzione per inadempimento.

Il giudice del merito ha il potere di rilevare, dai fatti allegati e provati o emergenti ex actis, ogni forma di nullità non soggetta a regime speciale e, provocato il contraddittorio sulla questione, deve rigettare la domanda di risoluzione, volta ad invocare la forza del contratto. Pronuncerà con efficacia idonea al giudicato sulla questione di nullità ove, anche a seguito di rimessione in termini, sia stata proposta la relativa domanda. Nell’uno e nell’altro caso dovrà disporre, se richiesto, le restituzioni. [Cass. s.u. 4 settembre 2012, n. 14828]

Ammissibile la domanda di divisione della comunione tra coniugi anche prima che la sentenza di separazione personale sia passata in giudicato.

La prima sezione della Corte di cassazione, con la sentenza del 26 febbraio 2010, n. 4757, ha stabilito – modificando la sua precedente giurisprudenza – che il passaggio in giudicato della sentenza di separazione personale tra i coniugi (o, in alternativa, l’omologazione dell’accordo di separazione consensuale) non è un presupposto processuale dell’azione di divisione dei beni tra loro in comunione, ma solo una condizione dell’azione. In altre parole, dunque, ciascun coniuge potrà promuovere il giudizio di divisione anche prima del passaggio in giudicato della sentenza di separazione, giacché tale condizione (l’avvenuto formarsi della cosa giudicata) deve precedere il provvedimento di divisione e non la proposizione della relativa domanda.

Prescrizione decennale per l’indennizzo da durata eccessiva del processo.

La prima sezione della Cassazione, con la sentenza 24 febbraio 2010 n. 4524, ha stabilito che l’equa riparazione riconosciuta dalla l. 24 marzo 2001, n. 89 (detta Legge Pinto) in caso di violazione dei termini di ragionevole durata del processo, ha natura indennitaria e non risarcitoria. Conseguentemente:

  1. non occorre dar prova della colpa a carico di un agente (giacché il diritto alla riparazione sorge in virtù dell’oggettiva violazione dell’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali);
  2. il diritto all’indennizzo è soggetto all’ordinaria prescrizione decennale, e non a quella quinquennale prevista dall’art. 2947 c.c. per il diritto al risarcimento del danno da fatto illecito.

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legge pinto

Eccessiva durata del processo, 10 anni per la prescrizione del diritto al risarcimento

Cassazione, I sez. civile, sentenza 24 febbraio 2010 n. 4524

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7 giugno 2008

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Il diritto ad un’equa riparazione in caso di mancato rispetto del termine ragionevole del processo, ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, ha carattere indennitario e non risarcitorio.
Nella fattispecie non viene, infatti, accertato l’oggetto di un illecito secondo la nozione contemplata dall’art. 2043 cod. civ., e non si presuppone la verifica dell’elemento soggettivo della colpa a carico di un agente.
Esso è invece ancorato all’accertamento della violazione dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, cioè di un evento “ex se” lesivo del diritto della persona alla definizione del suo procedimento in una durata ragionevole.
Ne consegue, in tale prospettiva, che il diritto medesimo è soggetto all’ordinaria prescrizione decennale, e non a quella breve dettata dall’art. 2947 c.c. per il diritto al risarcimento del danno da fatto illecito, che è invece stabilito in 5 anni.