Archivi categoria: Processo civile di esecuzione

L’opposizione in sede di distribuzione del ricavato non è soggetta alla sospensione feriale dei termini.

Le sezioni unite della Cassazione (sentenza n. 10617 del 6 maggio 2010) hanno stabilito che la sospensione feriale dei termini processuali non si applichi alle opposizioni relative alla distribuzione della somma ricavata in sede di esecuzione forzata proposte ai sensi del previgente art. 512 cod. proc. civ., in considerazione dell’identità strutturale e funzionale di tale procedimento con l’opposizione all’esecuzione, espressamente esclusa dal regime della sospensione dei termini feriali ex art. 92 r.d. n. 12 del 1941. A sostegno dell’orientamento prescelto, la Corte ha sottolineato la coerenza della scelta interpretativa con la nuova formulazione dell’art. 512 cod. proc. civ. e con il canone costituzionale della ragionevole durata del processo, producendo anche le opposizioni in sede distributiva una considerevole dilatazione dei tempi di attuazione del soddisfacimento dei creditori.

Annunci

Ipoteca e ius distrahendi: intervengono le Sezioni Unite della Cassazione.

Le sezioni unite della Cassazione, con la sentenza 22 febbraio 2010 n. 4077, hanno dichiarato illegittima l’ipoteca iscritta da Equitalia per crediti inferiori agli 8.000,00 euro, in base al combinato disposto degli artt. 76 e 77 del DPR n. 602/1973, che di seguito si riportano.

Art. 76. Espropriazione immobiliare. – 1. Il concessionario puo’ procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente ottomila euro. Tale limite puo’ essere aggiornato con decreto del Ministero delle finanze.
2. Il concessionario non procede all’espropriazione immobiliare se il valore del bene, determinato a norma dell’articolo 79 e diminuito delle passivita’ ipotecarie aventi priorita’ sul credito per il quale si procede, e’ inferiore all’importo indicato nel comma 1.

Art. 77. Iscrizione di ipoteca. – 1. Decorso inutilmente il termine di cui all’articolo 50, comma 1, il ruolo costituisce titolo per iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore e dei coobbligati per un importo pari al doppio dell’importo complessivo del credito per cui si procede.
2. Se l’importo complessivo del credito per cui si procede non supera il cinque per cento del valore dell’immobile da sottoporre ad espropriazione determinato a norma dell’articolo 79, il concessionario, prima di procedere all’esecuzione, deve iscrivere ipoteca. Decorsi sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto, il concessionario procede all’espropriazione.

A parere di Equitalia, infatti, il limite posto dal legislatore nell’art. 76 riguardava soltanto la possibilità di avviare una procedura di espropriazione immobiliare, non anche la possibilità di iscrivere ipoteca (che, a dire di Equitalia, avrebbe potuto essere iscritta anche per crediti di valore inferiore agli 8.000,00 euro). Secondo il supremo Collegio di legittimità, però, l’ipoteca rappresenta “un atto preordinato e strumentale all’espropriazione” e, pertanto, “soggiace al limite per essa stabilito, nel senso che non può essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli 8.000,00 euro”.

Al di là della chiarificazione resa dal Giudice di legittimità, mi pare che con questa pronuncia la Cassazione prenda, benché del tutto involontariamente, posizione sulla possibilità di utilizzare l’ipoteca giudiziale come misura coercitiva.  La pronuncia, infatti, smentisce tale tesi – che non ho mai condiviso, benché sia stata autorevolmente sostenuta, tra gli altri, da A. Proto Pisani – secondo la quale l’ipoteca potrebbe essere iscritta anche sulla base di una sentenza (di condanna?) inidonea ad essere eseguita mediante espropriazione forzata, al solo fine di indurre la parte recalcitrante ad adeguarsi spontaneamente a quanto stabilito dal giudice.