Archivi categoria: Proprietà, credito e responsabilità civile

Una nuova pronuncia in tema di consenso informato e di tutela del diritto all’autodeterminazione del paziente.

In materia di consenso informato, la suprema Corte di cassazione ha precisato i seguenti princìpi: 1) non può esservi un consenso tacito per facta concludentia; 2) la qualità personale del soggetto da informare (nella specie, medico) non fa venire meno l’obbligo di informazione; 3) l’onere della prova con riguardo all’avvenuta illustrazione delle possibili conseguenze dannose della terapia spetta al medico, una volta dedotto dal paziente il relativo inadempimento. [Cass. 27 novembre 2012, n. 20984]

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Prescrizione decennale per l’indennizzo da durata eccessiva del processo.

La prima sezione della Cassazione, con la sentenza 24 febbraio 2010 n. 4524, ha stabilito che l’equa riparazione riconosciuta dalla l. 24 marzo 2001, n. 89 (detta Legge Pinto) in caso di violazione dei termini di ragionevole durata del processo, ha natura indennitaria e non risarcitoria. Conseguentemente:

  1. non occorre dar prova della colpa a carico di un agente (giacché il diritto alla riparazione sorge in virtù dell’oggettiva violazione dell’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali);
  2. il diritto all’indennizzo è soggetto all’ordinaria prescrizione decennale, e non a quella quinquennale prevista dall’art. 2947 c.c. per il diritto al risarcimento del danno da fatto illecito.

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legge pinto

Eccessiva durata del processo, 10 anni per la prescrizione del diritto al risarcimento

Cassazione, I sez. civile, sentenza 24 febbraio 2010 n. 4524

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7 giugno 2008

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Il diritto ad un’equa riparazione in caso di mancato rispetto del termine ragionevole del processo, ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, ha carattere indennitario e non risarcitorio.
Nella fattispecie non viene, infatti, accertato l’oggetto di un illecito secondo la nozione contemplata dall’art. 2043 cod. civ., e non si presuppone la verifica dell’elemento soggettivo della colpa a carico di un agente.
Esso è invece ancorato all’accertamento della violazione dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, cioè di un evento “ex se” lesivo del diritto della persona alla definizione del suo procedimento in una durata ragionevole.
Ne consegue, in tale prospettiva, che il diritto medesimo è soggetto all’ordinaria prescrizione decennale, e non a quella breve dettata dall’art. 2947 c.c. per il diritto al risarcimento del danno da fatto illecito, che è invece stabilito in 5 anni.

Ipoteca e ius distrahendi: intervengono le Sezioni Unite della Cassazione.

Le sezioni unite della Cassazione, con la sentenza 22 febbraio 2010 n. 4077, hanno dichiarato illegittima l’ipoteca iscritta da Equitalia per crediti inferiori agli 8.000,00 euro, in base al combinato disposto degli artt. 76 e 77 del DPR n. 602/1973, che di seguito si riportano.

Art. 76. Espropriazione immobiliare. – 1. Il concessionario puo’ procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente ottomila euro. Tale limite puo’ essere aggiornato con decreto del Ministero delle finanze.
2. Il concessionario non procede all’espropriazione immobiliare se il valore del bene, determinato a norma dell’articolo 79 e diminuito delle passivita’ ipotecarie aventi priorita’ sul credito per il quale si procede, e’ inferiore all’importo indicato nel comma 1.

Art. 77. Iscrizione di ipoteca. – 1. Decorso inutilmente il termine di cui all’articolo 50, comma 1, il ruolo costituisce titolo per iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore e dei coobbligati per un importo pari al doppio dell’importo complessivo del credito per cui si procede.
2. Se l’importo complessivo del credito per cui si procede non supera il cinque per cento del valore dell’immobile da sottoporre ad espropriazione determinato a norma dell’articolo 79, il concessionario, prima di procedere all’esecuzione, deve iscrivere ipoteca. Decorsi sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto, il concessionario procede all’espropriazione.

A parere di Equitalia, infatti, il limite posto dal legislatore nell’art. 76 riguardava soltanto la possibilità di avviare una procedura di espropriazione immobiliare, non anche la possibilità di iscrivere ipoteca (che, a dire di Equitalia, avrebbe potuto essere iscritta anche per crediti di valore inferiore agli 8.000,00 euro). Secondo il supremo Collegio di legittimità, però, l’ipoteca rappresenta “un atto preordinato e strumentale all’espropriazione” e, pertanto, “soggiace al limite per essa stabilito, nel senso che non può essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli 8.000,00 euro”.

Al di là della chiarificazione resa dal Giudice di legittimità, mi pare che con questa pronuncia la Cassazione prenda, benché del tutto involontariamente, posizione sulla possibilità di utilizzare l’ipoteca giudiziale come misura coercitiva.  La pronuncia, infatti, smentisce tale tesi – che non ho mai condiviso, benché sia stata autorevolmente sostenuta, tra gli altri, da A. Proto Pisani – secondo la quale l’ipoteca potrebbe essere iscritta anche sulla base di una sentenza (di condanna?) inidonea ad essere eseguita mediante espropriazione forzata, al solo fine di indurre la parte recalcitrante ad adeguarsi spontaneamente a quanto stabilito dal giudice.